....PERCHE' IL CANTO DELLE SIRENE ?

I testi di narrativa che compongono la collana “Il canto delle sirene” hanno la finalità di far riflettere su quelle dipendenze che ammaliano con la loro seduzione: fumo, droga, abusi alimentari, alcol , mass-media, alta velocità …

Le sirene sono personaggi mitologici, fantastici come le illusioni, il loro canto è
“speciale” e ognuno lo decodifica secondo il proprio personale linguaggio ed  i suoi propri desideri ed emozioni.

È un canto illusorio, alimentato dalla fantasia, dall’immaginazione, dall’emotività, che fa intravedere scenari e paesaggi meravigliosi e fantastici, come obiettivi facilmente raggiungibili, che si rapportano a ciò che si vuol fare o diventare.


Le immagini volano via quasi subito, effimere realtà e non resta che la realtà del quotidiano, con i suoi problemi da affrontare e risolvere,  da cui neanche il canto più melodioso può sottrarci, anche se appare come un invito seducente e contraddittorio, è sempre e solo un canto!


Le sirene cantano ad Ulisse e ad Orfeo, che in occasioni e modi diversi  hanno saputo resistere e vincere l’incantesimo ammaliatore  del loro canto.


Ulisse vuole vivere per seguire
“virtù e conoscenza”. Vuole superare le colonne d’Ercole limite della conoscenza a lui contemporanea e consentire alla sua imbarcazione, sfidando questo limite, di prendere tutte le direzioni possibili…
…e le sirene,  con il loro canto, glielo propongono.


Legato, dai marinai all’albero della sua nave, può senza pericolo ascoltarne il canto e conoscere la rotta che poi, oltre le colonne d’Ercole lo porterà nel mare infinito dove si perderà ogni sua traccia.


Orfeo partecipa con gli argonauti, guidati da Giasone alla conquista del “vello d’oro” e al ritorno, quando raggiungono l’isola delle sirene, sono attirati da un canto melodioso e dolcissimo: sono le sirene che alla vista della bella nave che costeggia la rive, le si avvicinano e cercano con il loro canto di fermarne il viaggio.

Gli Argonauti affascinati ascoltano il loro canto, ma la fatale melodia è vinta da un suono ancora più dolce, quello della lira di Orfeo, che
comprendendo quale pericolo li stia attendendo, canta a lungo, instancabile, senza pausa, modulando armoniosi e sovrumani accordi, finché la bella nave non supera incolume gli scogli insidiosi e le sirene cessano di eseguire le loro canzoni maliarde, sedotte a loro volta dalla musica di Orfeo.

Le Sirene rimangono silenziose e tristi mentre il canto soave si allontana, poi indispettite e umiliate di essere state vinte da Orfeo, si gettano in mare con i loro strumenti dalle rocce impervie e Giove, pietoso, le muta in alte scogliere.

Secondo il concetto della soggettività della ricezione del messaggio, è proprio ciò che avviene con il canto ammaliatore  nelle storie di Ulisse e di Orfeo.

Ulisse possiamo considerarlo l’emblema della “dissuasione”, infatti ascolta il canto delle sirene preso dalla bramosia della conoscenza, null’altro gli importa e la conquista di questa conoscenza, non consapevole, lo porta all’oblio dopo aver superato i limiti umani.

Orfeo possiamo considerarlo l’emblema della "persuasione” ascolta il canto delle sirene, le vince e salva i suoi compagni, perché consapevole delle sue competenze, si mette in gioco e questo lo porta ad eliminare per sempre il rischio di essere vittima di facili illusioni.

Il compito delle Istituzioni, famiglia, scuola e agenzie sociali preposte all’educazione e alla formazione dei soggetti in età di apprendimento deve, quindi, essere quello di indirizzare i ragazzi  verso la consapevolezza, perché come Orfeo possano affrontare vincitori le insidie della vita, senza cedere alle effimere illusioni.